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West Coast e Hawaii di Danila e Salvatore

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Ed eccoci in aeroporto… miracolosamente con valigie, passaporti, documenti e voucher necessari durante il viaggio …

Prima nota di servizio: se avete un marito fumatore e vi capita di fare uno scalo lungo al terminal 5 di Heathrow, beh, fatevi il segno della croce, perché ogni speranza di trovare un’area fumatori è assolutamente vana e potrà creare del discreto malumore. Ma nulla che un buon upgrade (gratuito e fortuito) in business class Londra-Los Angeles non possa curare!

E così dopo un meraviglioso volo con ogni comfort atterriamo a L.A., prima tappa del nostro viaggio che ci porterà successivamente a Las Vegas, Grand Canyon, San Diego, Hawaii e San Francisco. Ma andiamo con ordine e iniziamo con Los Angeles, dove soggiorniamo nella tranquilla Santa Monica, su suggerimento di Silvia che si è rivelato azzeccatissimo. Le spiagge di Baywatch, Venice, downtown stesso di Santa Monica sono proprio da film, per non parlare di Beverly Hills e Hollywood. Dopo 3 giorni passati a gironzolare partiamo alla volta di Las Vegas, punto di appoggio per la gita al Grand Canyon. Che dire, Las Vegas è il parco giochi per adulti che vi aspettate, delirante e fiabesco contemporaneamente, con una pulizia inimmaginabile per il numero esagerato di persone che si riversa sulle strade la sera e un caldo asfissiante durante il giorno che vi farà apprezzare ancora di più i pool party in hotel. Dalla “paura e delirio” di Las Vegas, in poche ore di bus – con annessa corsa in taxi per non perderlo…. – arriviamo al Grand Canyon: il paesaggio da cartolina che ci accoglie sembra disegnato. Immenso, da togliere il fiato. Non avranno l’arte del Vecchio Continente qui, ma la natura si è data da fare.

I tre giorni in Nevada e Arizona si concludono e ritiriamo la nostra Mustang decapottabile – quando ci vuole ci vuole – per dirigerci verso San Diego. Bicchiere extra large di coca cola alla mano of course… I due giorni di San Diego sono un altro ottimo suggerimento: la città è carinissima e offre un’altra sfaccettatura della California, con Mission Bay che è un’allegra cartolina colorata un po’ anni ’50. Tra hamburger, bibite extralarge, sole, highway e scene da film, i primi 10 giorni sono volati in un soffio ed è già ora di prendere l’aereo per Honolulu: Aloha Hawaii!!

Come nei miei sogni veniamo accolti da una ghirlanda di fiori (detta Lei) – ma non è un sogno, è la bellissima sorpresa delle mie amiche, che riescono a stupirmi anche a 12 ore di fuso di distanza! La settimana di mare sull’isola di Ohau spazza via ogni dubbio e rimorso per non aver visitato altri parchi: la luna di miele dev’essere anche relax di qualità e quest’isola riempie gli occhi e il cuore di gioia con la sua atmosfera. Certo, i grattacieli di Waikiki stridono un po’, ma che bello assistere a spettacoli tipici, partecipare a corsi di danza, rispondere al sorriso della vigilessa hawaiana che chiede a chiunque “Come stai?”. E poi basta prendere un bus o una macchina e spostarsi per poter ammirare un’altra isola: le spiagge del nord e dell’est, come nel nostro caso, offrono la tranquillità delle mete meno turistiche e sobborghi residenziali in cui vorresti trasferirti al volo. Ed è proprio al volo che finisce la settimana hawaiana: l’ultima sera affidiamo il nostro “arrivederci” all’oceano, lanciando in acqua le collane di Lei ricevute all’arrivo come vuole la tradizione. Per fortuna abbiamo un’intera giornata prima della partenza e ne approfittiamo per andare ad Hanauma Bay, una splendida baia formatasi dall’eruzione di un vulcano, in cui fare snorkeling e rilassarsi ancora un’ultima volta al sole. Nel tardo pomeriggio c’è giusto il tempo per un’ultima capatina all’ABC Store (disseminati ovunque!) e di rincorrere lo shuttle sbagliato – ehm…. – e siamo già in aeroporto pronti a partire per San Francisco. O no?? L’overbooking ci gioca un brutto scherzo e rischiamo di rimanere altre 24 ore sull’isola, cosa che non sarebbe così tremenda se non ci fossero due uragani in arrivo…

Fortunatamente riusciamo ad accaparrarci gli ultimi due posti e al mattino dopo atterriamo nuovamente in California. California??? Siamo sicuri che non sia l’Inghilterra?? Perché con questo grigio e questo vento freddo – ad agosto – non sembra proprio di essere in California… Ma San Francisco è così, e dato che eravamo stati avvertiti, indossiamo i giubbotti e ci mettiamo in marcia. L’impressione iniziale risente del freddo, del sonno, della splendida settimana appena trascorsa e dei pochi giorni restanti. San Francisco diventa inevitabilmente il capro espiatorio di tutto ciò. Ma solo all’inizio. Perché aprendo bene gli occhi e non pensando al conto alla rovescia, San Francisco è una città incomparabile, che non c’entra niente con la California “sole-cuore-amore”, ma che finisce per affascinarti. L’unico punto in comune è la ricorrente sensazione di sentirti su un set: il tombino in mezzo alla strada da cui esce il fumo, il barbone che spinge il carrello con i suoi averi, i gruppi di ragazzi davanti ai murales…

E come ogni film arriva, immancabile, “The end”. Ma ci piace pensare che in realtà, sull’immagine finale del nostro rientro, ci sia scritto “To be continued...”.

 

 

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